Sono giorni di inizi e per molti piccolini di inserimento al nido. Ecco i consigli della Dott.ssa Giuseppina Carboni, Psicopedagogista, per affrontare al meglio questo delicato passaggio.

 

 

“Il nido: lentamente…dolcemente….profondamente…”. (A.Langer)

“E’ fantastico sentirsi fusi con la mamma, ma è eccitante cominciare a staccarsi da lei, e creare confini fra il proprio io e il resto del mondo”. G. Schelotto

Le motivazioni che portano una famiglia a scegliere di mandare il proprio bambino al nido sono molteplici e diverse fra loro, queste incidono nel percorso che il bambino intraprenderà. Si presume che la maggior parte delle volte sia una scelta legata alle necessità lavorative, tuttavia è molto importante che il nido non venga vissuto come un ripiego o peggio ancora come un obbligo. Il pensiero per cui il nido sia un ripiego de-valorizza l’esperienza stessa e incide in maniera negativa sulla fiducia che le famiglie hanno rispetto alle educatrici ed all’esperienza stessa, svuotandola del suo significato più positivo. Importante, quindi diventa scegliere il nido con consapevolezza, anche se per necessità.

L’ambientamento/inserimento è un percorso che coinvolge tutta la famiglia e non solo il bambino, quindi è importante che la decisione sia condivisa da entrambi i genitori.

L’ambientamento è un processo molto delicato e soprattutto non si esaurisce in un periodo di tempo prestabilito a priori. Non esistono regole e tempi che vanno bene per tutti i bambini, non esiste un’unica strategia che vada bene per tutti. Gradualità e rispetto per i bisogni del bambino, del genitore e delle educatrici.

Fondamentale è creare un senso di continuità tra famiglia e nido, un clima di fiducia e rispetto reciproco affinché il bambino percepisca positivamente le sue figure di riferimento (genitori ed educatrici). Sicuramente il primo distacco è sempre il più difficile sia per il bambino che per i genitori. Spesso i primi a doversi preparare sono proprio i genitori stessi, che dovrebbero in questa fase comprendere le proprie emozioni, accettarle ed infine controllarle per non sovraccaricare i bambini di ulteriori sensazioni negative. L’educatore è importante che diventi per il bambino una “Base sicura”, un nuovo punto di partenza per nuove esplorazioni, fondamentale è la relazione che costruisce con l’intera famiglia, non solo con il bambino. In questa fase come in tante altre nella crescita di un bambino, i libri relativi all’argomento possono essere di grande aiuto, il gioco del cucù che consente al bambino di sperimentare in una situazione protetta, la scomparsa dei genitori e la ricomparsa. Distacchi brevi per poi aumentare gradualmente, non partire mai senza salutarlo, rispettiamo tutte le reazioni, i bambini hanno diritto di piangere al momento del distacco, sarà compito dell’adulto rassicurare.

Il linguaggio non verbale deve essere coerente a quello verbale: le nostre parole dovranno essere accompagnate anche da un linguaggio non verbale coerente, i gesti, gli sguardi ed il tono della voce dovranno comunicare lo stesso messaggio. Creare un rituale tutto vostro del ricongiungimento ed inoltre è fondamentale non introdurre altre grosse novità nello stesso periodo dell’inserimento.

 


 

DOTT.SSA GIUSEPPINA CARBONI,    PSICOPEDAGOGISTA
Esperta nell’ambito di relazioni familiari, di educazione e mediazione familiare.
PRESSO IL CENTRO TALU’ – AD AREZZO – si occupa di accompagnamento alla genitorialità. Collabora inoltre con l’associazione Salute e Nascita.
Telefono +39 339 7046270
www.psicopedagogiatalu.it

 

 

 

 

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